HomeCenni storiciDal '700 al '800

Dal '700 al '800

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I grandi proprietari terrieri e gli enti religiosi continuarono a mantenere in questo periodo un importante presenza nel territorio di Brebbia. Estremamente interessante diventa lo studio delle mappe predisposte all'inizio del settecento per tutto lo stato di Milano con una scala approssimata di 1:2000 secondo l'unità di misura del trabucco milanese (2,6 m circa). Per ogni appezzamento, infatti, veniva indicato il numero di mappa, il perticato, la qualità del terreno e della coltura e segni convenzionali differenti.

mappa catastale 1826Mappa catastale dei beni del 1826. Analizzando queste mappe, pur mancanti di alcuni edifici, si ha una chiara visione di come doveva essere Brebbia nel Settecento. L'abitato appare molto ridotto e concentrato intorno alla chiesa di S. Pietro e del Castellaccio. Numerosi appaiono i mulini che costituivano gran parte dell'economia del tempo. Con l'editto Teresiano del 10 Ottobre 1757 e, successivamente, con l'editto di Leopoldo II del 10 Gennaio 1791, Brebbia risultava ancora capo pieve e rientrava nella giurisdizione della Provincia di Como


Nella seconda metà del settecento un grande movimento di riforme scosse l'organizzazione generale della società negli stati governati dagli Asburgo. Soprattutto con il piano di riforma del governo e dell'amministrazione dello Stato di Milano si ebbe il primo tentativo di mettere ordine nei governi locali. Un'ulteriore evoluzione della vita amministrativa la si ebbe quando le truppe francesi entrarono in Lombardia alla fine del settecento e furono adottate le leggi francesi: Brebbia divenne comune di terza classe nell'epoca napoleonica.
Con l'Unità d'Italia si mantenne la divisione in province e Brebbia continuò a dipendere da quella di Como. L'amministrazione comunale era retta da consiglieri comunali eletti dai cittadini che avessero compiuto i 21 anni e pagassero almeno 5 lire di contribuzioni dirette. La Giunta municipale, eletta dal Consiglio comunale, era composta dal Sindaco, da due assessori effettivi e due supplenti.
Ben 218 erano invece gli uomini arruolati nella Guardia Nazionale, corpo d'armata che doveva garantire la difesa delle comunità dai pericoli esterni e dall'evenienza di disordini.
Una relazione del sindaco Passera, inviata nel 1861 al Regio verificatore censuario di Gavirate, informava che a Brebbia c'erano 1142 abitanti, suddivisi nelle frazioni principali: Centro 433, Brebbia Superiore 222, Ronchée ed uniti 123, Bozza con molino 75, Ghigerima ed uniti 157, Marzée 79, Ronco 53.
La scuola era divisa in due classi, maschile e femminile, del solo grado inferiore; era affidata a due insegnanti, un maschio ed una femmina e gli scolari che frequentavano erano 50 (25 maschi e 25 femmine).
L'economia era ancora prevalentemente agricola con produzione di frumento, segale, avena e miglio; c'era anche una nutrita produzione di gelsi per alimentare i bachi da seta.
Il mestiere più praticato era quello del contadino (144 unità) ma era sorprendente anche il numero dei mugnai (26); si contavano anche 6 calzolai, 6 fabbri, 5 muratori, 4 campanari, 4 falegnami, 3 sarti, 2 osti, 1 tessitore, un commerciante, un prestinaio, un macellaio, un pastore, un pollivendolo, un pescatore.

Una parte del territorio era boschivo e di proprietà privata. Le prime attività industriali, legate alla forza motrice dell'acqua del Bardello erano: 2 cartiere, 1 sega di legna, 1 torchio d'olio e 12 molini da macina.
Le strade comunali avevano uno sviluppo di circa 13 km sul territorio.

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